Ing. Gianluca Bertoni
Ingegneria ambientale e meteorologia

Misurazioni e risanamento Radon, Qualità dell'aria
Amianto, Progettazione e direzione lavori
Formazione e Divulgazione scientifica

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Montagna
Itinerari consigliati da MeteoVarese PDF Stampa E-mail
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Scritto da Gianluca Bertoni   
martedì 02 novembre 2010
 

MeteoVarese pubblica una prima serie di itinerari di montagna.

Cima Mutta

Corno Mud

Seehorn

Punta Marani (Schwarzhorn)

Gli itinerari sono stati curati da Sergio Cremona.

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Cima Mutta (Valsesia) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sergio Cremona   
giovedì 28 giugno 2007
 

CIMA MUTTA (2135 m slm)

Presentazione: escursione faticosa ma breve e di soddisfazione, relativamente poco nota probabilmente a causa della scarsa visibilità dell’itinerario dalla strada asfaltata e dalla vicinanza del comodo e frequentatissimo fondovalle del Vogna. La cima è posta al limite Est del contrafforte che, staccatosi dal Corno Bianco, separa le Valli d’Otro e Vogna e si innalza in alcune vette di difficoltà più propriamente alpinistica (Punta delle Pisse, Punta della Croce, Punta Balmone e Corno d’Otro). La Cima Mutta è ben visibile dai pressi delle gallerie tra Mollia e Riva Valdobbia, e questo consente in inverno di verificare le condizioni di innevamento della parte finale dell’itinerario; la vetta è il limite destro (Est) della cresta su cui spicca un (troppo) evidente ripetitore del segnale televisivo.

La ripidezza di alcuni tratti e l’esposizione interamente a Sud sono compensate da un eccezionale panorama “a volo d’uccello” sul massiccio del Monte Rosa, sui gruppi del Corno Bianco e del Tagliaferro-Carnera oltre che sulle vette che separano la Valsesia dalle Prealpi Biellesi; tutte queste montagne sono facilmente identificabili dalla vetta grazie alla “rosa” segnaletica posta in sommità. Non esistono difficoltà di orientamento lungo la via,in quanto il sentiero è stato molto ben segnalato di recente in bianco-rosso (n. 10), con indicazioni verniciate su sassi e cartelli in lamiera posti sulle piante, resiste anche qualche sbiadito segnavia giallo-rosso del CAI Varallo. È frequente l’incontro con i camosci, in particolare nel bosco sotto l’Alpe Poesi e lungo la  variante fuori-sentiero di salita.

Accesso: dal centro di Riva Valdobbia (VC), nei pressi del parcheggio a monte del cimitero si imbocca la strada asfaltata in salita (indicazioni per la Valle Vogna) e la si segue fino alla località Ca’ di Ianzo (1354 m), dove è possibile parcheggiare l’auto; nei pressi di un cartello che descrive le escursioni praticabili in Val Vogna, un segnavia in lamiera bianco-rosso con aggiunta la scritta “per Cima Mutta” indica l’inizio del sentiero. Nei fine settimana dei mesi di Giugno-Luglio-Settembre e tutti i giorni del mese di Agosto, l’accesso alle frazioni a monte di Ca’ di Ianzo è consentito solamente a piedi: ne segue che tutti gli escursionisti che normalmente proseguirebbero in auto fino alla località S. Antonio per raggiungere il fondovalle del Vogna si fermano proprio a Ca’ di Ianzo, limitandovi i posti a disposizione per il parcheggio.

Durata: 2h-2h30’

Dislivello: 781 m

Difficoltà: E (E+ per la variante principale di salita)

Itinerario: il sentiero sale ripidamente tra la fitta vegetazione, mantenendosi a destra di un torrente senza mai attraversarlo, e dopo una svolta decisa verso destra nella faggeta sbuca all’aperto all’Alpe Selveglio (1536 m). Si oltrepassa una cappelletta con bella vista sui Corni del Pallone, e tra le case ci si tiene sulla destra (a sinistra invece a pochi metri si trovano una fontana e l’indicazione per la località Oro); giunti in pochi passi ad un rudere (segnavia sulle pietre), si sale ripidamente a sinistra e dopo un canalino con scasciumi si entra nel bosco misto (larici, faggi, betulle). A questo punto si può arrivare anche oltrepassando il rudere e piegando subito dopo decisamente a sinistra per salire per prati con percorso libero fino all’ingresso del bosco: questa breve variante è particolarmente consigliata in discesa in presenza di neve fresca. Dopo un lieve mezzacosta nel bosco la traccia esce all’aperto presso le visibili baite dell’Alpe Poesi (1715 m, fontana), a sinistra delle quali si sale ripidamente per poi giungere al panoramico e verdeggiante dosso dell’Alpe Le Piane (1832 m); guardando alle spalle delle baite è già ben visibile il resto del percorso, oltre alla Cima Mutta che è possibile scorgere (palina e bandiera arancione) al limite destro della cresta che chiude la testata del vallone. Al di sopra dell’Alpe Le Piane il bosco scompare, e i segnavia rimangono praticamente solo sulle rocce; non conviene puntare direttamente alla cresta soprastante, ma dopo aver raggiunto il dosso sopra le baite aggirare con un largo semicerchio i radi larici posti in mezzo alla radura. Sempre seguendo i segnavia biancorossi, si giunge a quota 2000 ca. in corrispondenza della verticale del ripetitore, per poi piegare decisamente a destra in curva di livello e attraversare con facilità una pietraia (grossi blocchi) in direzione della cima; giunti in una zona erbosa caratterizzata da alcune pozze d’acqua, si scorge a sinistra un canalino terroso che si risale con percorso libero fino allo spartiacque, da cui con pochi metri di facile cresta erbosa si raggiunge verso destra (Est) la vetta. La discesa è lungo lo stesso percorso, in quanto il versante che guarda su Alagna è ripidissimo oltre che impraticabile per la presenza fitta di piante, mentre la cresta in direzione del Corno d’Otro è riservata agli alpinisti (che potrebbero, raggiunto il Corno, scendere per erboso crinale alla Sella di Costa e di lì chiudere l’anello a S. Antonio dopo lunghissimo traverso discendente su sentieri quasi dimenticati).

Variante principale di salita: a destra dell’Alpe Le Piane si raggiunge una visibile vasca bianca usata come fontana, e si prosegue per pochi passi su disagevole sentiero fino ad attraversare uno stretto valloncello oltre il quale la traccia si perde; si risale quindi verso sinistra (Nord) il ripidissimo dosso con percorso libero (presenza di placche rocciose rossastre superabili con facile arrampicata di I grado, peraltro evitabili) e si esce direttamente sulle roccette del lato Sud della cima e di lì alla vetta. Pur non presentando difficoltà di orientamento (l’ambiente è molto aperto e l’Alpe Le Piane sempre ben in vista lungo tutta la salita), questa variante è riservata ad escursionisti esperti per la ripidezza dell’ascesa e (se si segue fedelmente la cresta Est) per l’esposizione dell’ultimo tratto; si segnala però che è sempre possibile abbandonarla traversando verso sinistra in qualsiasi punto per raggiungere il pianeggiante percorso su pietraia, anche se il traverso risulterebbe piuttosto scomodo. La variante qui indicata è sconsigliabile in discesa, in particolare dopo piogge recenti, in quanto si svolge su placche rocciose e su scivoli erbosi ripidi e poco affidabili.

Itinerario – stagione invernale: percorso piacevole e divertente, se si esclude il tratto su pietraia che in inverno nasconde molti buchi che potrebbero risultare indigesti se coperti da neve poco compatta; consigliabili le ciaspole per il bel percorso tra i dossi che caratterizzano la vasta radura sopra l’Alpe le Piane. La via è generalmente sicura grazie all’esposizione favorevole che consente la rapida trasformazione e consolidamento del manto nevoso, ma dopo recenti nevicate abbondanti il rischio di distacchi di valanghe dalla cresta e/o l’eventuale presenza di lastre di neve ventata impone di intraprendere la salita con cautela e richiede accurata valutazione del pericolo oggettivo. La discesa dalla variante è ancora più sconsigliabile di quanto lo sia in assenza di neve, in quanto il paesaggio invernale potrebbe impedire di riconoscere la costruzione dell’Alpe Le Piane; in questo caso si rischierebbe quindi di scendere troppo per poi perdersi nei boschi del sottostante ripido versante Sud-Est della montagna invece di riprendere il comodo sentiero della via normale all’altezza della della “vasca da bagno”.

Itinerario - scialpinismo: poco consigliabile, in quanto la neve vi si scioglie rapidamente la discesa dalla vetta sarebbe possibile solo in condizioni di innevamento abbondante e quindi di rischio di instabilità del versante Sud lungo la via normale; sembra invece interessante la discesa lungo la variante di salita che è peraltro priva di blocchi rocciosi, ma con difficoltà non trascurabile (BSA) e comunque con percorso potenzialmente pericoloso in quanto prima o poi comporta il taglio verso Ovest del ripidissimo versante Sud-Est per congiungersi alla via normale nei pressi dell’Alpe Le Piane.

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